venerdì 5 giugno 2009
VI PRESENTO I PRO-ANA.....
Sono blog, forum, chat, community e siti che esaltano l’anoressia e la bulimia, dove si dispensano consigli e suggerimenti su come diventare anoressiche e bulimiche doc.
Sono considerati illegali e perciò continuamente oscurati. Ma questo non scoraggia le giovani utenti ad aprirne di nuovi. Il fenomeno appare piuttosto sotterraneo e clandestino ma soprattutto sconosciuto alla maggiorparte delle persone. Per questo PrimaDaNoi.it ha deciso di approfondire l’argomento.
Le frasi che si possono leggere sono scioccanti, le immagini proposte quelle di modelle che di bello hanno solo i vestiti perché al posto del corpo ci sono solo scheletri.
La “moda” delle pro Ana (o pro mia per le bulimiche) è nata negli Stati Uniti e si calcola che oggi in America siano quasi 11 milioni le persone (99% donne tra i 12 e 40 anni) influenzate dal movimento e dall’ostentazione di un certo modo di apparire.
In Italia sarebbero 500.000 le ragazze malate e tra queste alcune migliaia decidono di partecipare a blog
a favore dell'anoressia e della bulimia, raccontando con fierezza i risultati raggiunti. Entrare nel loro mondo è quasi impossibile. I forum sono tutti privati.
Per accedere si può contattare la proprietaria che a discrezione
accetterà di ammettere la nuova adepta alla cerchia. I suggerimenti sono semplici e truci allo stesso tempo: «Non ti preoccupare, ecco cosa devi fare quando ti viene fame: pensa a qualcosa di schifoso, tipo pulire il water o la lettiera del gatto». La moda è dilagante e parallelamente si creano una serie di siti satellite dove le ragazzine studiano escamotage per scovare ed entrare nei vari gruppi e gridano i motivi della ricerca forsennata : «devo farcela, devo trovare il sito pro-ana per perdere gli ultimi 3 kg» Difficile arrivare all’obiettivo. Ma cosa si cerca in realtà? Si cercano siti come questo di una ragazzina di soli 13 anni che dispensa consigli su alimentazione ed esercizi fisici, o come
questo dove si alternano giri in centro per gli acquisti di Natale e disperazione per una dieta troppo rigida.
In realtà chi è riuscito ad entrare in quelli più affollati e autorevoli, come racconta una ragazza dal nick “Hate the mirror” (odio lo specchio) in un forum racconta: «si spiegano rituali da praticare nelle proprie camere da letto‚ circondati da candele‚ incensi e musica stile chill–out il tutto condito da questa frase come epilogo del tutto: “ I am ana and proud of it” (sono ana e sono orgogliosa di esserlo, ndr)
Le loro diete:
Forse un eufemismo chiamarle così, perché in realtà sono veri e propri digiuni (vedi questo) : 1 mandarino, 1 arancia, 1 biscotto. «A colazione bevo un thè al finocchio (0 kcal)», scrive un’altra ragazza, indicando anche il numero di calorie ingerite, «a pranzo 2 yogurt al kiwi (220 kcal), a cena un cappuccino (50 kcal), spuntino un litro e mezzo di the senza zucchero (7kcal). Calorie totali: 277 kcal».
Mangiano questo, insieme a numerosi bicchieri d’acqua, cubetti di ghiaccio, lassativi, succo di limone o aceto a digiuno tutto intervallato da «2 ore di danza», «2 chilometri a piedi», «5 serie di corsa in 12 ore da ripetere ad intervalli regolari», «corse forsennate sulla cyclette per perdere i pochi grammi assimilati con un bicchiere d’acqua».
«Mangio solo un pò di minestrone», racconta un’altra ragazza nel suo sito, « e 2 prugne mignon....ogni tanto mi concedo un pò di merluzzo ma è raro....eppure a me sembra di mangiare tantissimo. Stamattina ho fatto 30 minuti di cyclette ma dopo un bicchiere d'acqua i 3 etti persi sin stati ripresi.... in più lo stomaco
I racconti delle pro-ana:
Per molte di queste ragazze “Ana” non è una malattia ma una vera e propria filosofia di vita. Una ricerca spirituale che può annullare tutto in vista solo della magrezza, una Dea da venerare a cui dedicare delle poesie, alternate a dati impressionanti, ho 15 anni, sono alta 1.69 cm, peso 35 chili. Ho19 anni, sono alta 1.67 cm, peso 37 chili. Ho 19 anni, sono alta 1.77, peso46kg. In alcuni forum che si dichiarano contro la filosofia Ana è addirittura vietato dire altezza e peso «per non accrescere l’ossessione del peso».
«La mai vita è controllata da due personalità: Ana e Mia», scrive Stella nel suo forum privato. «Ana (anoressia, ndr) mi fa stare bene, mi fa sentire bella, mi fa sentire importante, mi fa sentire libera. Mia (bulimia, ndr) mi uccide dentro, mi fa sbagliare, mi rende brutta, mi rende cattiva, mi rende un fallimento. Due personalità contrastanti ma così legate l'una all'altra...Si alternano, si intrecciano, mi fanno diventare pazza. Devo uccidere mia prima che lei uccida a me e la ucciderò grazie ad ana».
E sono molte quelle che da una fase Pro Ana decidono di gettare la spugna
«Voglio smetterla di fare tabelle e tabelline per organizzare trucchi e trucchetti per saltare i pasti, per trovare scuse davanti ai miei per non mangiare.. o vedere che se a pranzo mangio allora alla sera non ci sta che un the, o viceversa»..
Raccontano le loro giornate con una naturalezza agghiacciante e a chi legge non resta che rimanere sconcertati.
«Vomito incessantemente tutto il giorno», scrive una ragazza bulimiche (pro-Mia), «e più vomito più mi sento in colpa più mi faccio schifo più mangio e più vomito».
Parlano delle loro famiglie, talvolta inconsapevoli, «preparo il pranzo per tutta la famiglia», scrive Iris, «preparo la pasta e fagioli, la cucino io, la mangio tutta, la vomito fino alla bile. Compro un gelato, ne compro due, al terzo comincio a vomitare. Passo per il supermarket a comprare l'acqua. Compro un pacco di biscotti, e dei kinder fetta a latte, e un duplo. Mangio tutto in macchina. Vomito tutto in palestra, nel bagno, con la gente che fa la fila fuori per entrare.
Vedo ancora un pezzo di buccia di mela. Rosso. O era un pezzo di stomaco? Non lo saprò mai»
Nonostante la barriera di lontananza che il web può creare le descrizioni sono minute e si riescono a percepire i loro piccoli scheletri. «Ho due lividi simmetrici sui fianchi credo sia colpa delle ossa che sbattono a terra quando faccio gli esercizi in palestra».
Si vivono in diretta gli scontri con chi li vuole far mangiare, le madri che preparano pranzi deliziosi e comprano biscotti e con le quali la maggior parte delle volte hanno un rapporto conflittuale.
E qui scatta la solidarietà della amiche Ana.
I piccoli trucchi che si scambiano via internet alle nuove adepte per non mangiare, «basta dire che ho già mangiato fuori, che pranzerò con delle amiche», perché per loro la bellezza è rappresentata dalle ossa, si misurano per ore, per verificare la circonferenza di seno, fianchi, glutei. «Se mangio, mi repello», scrivono, e qualcuna ammette: «mi sto lasciando morire di fame». «Io vorrei che questo corpo fosse flessuoso, snello, magro, mi piace toccare le ossa e non mi piace sentire il grasso, scrive Deirdre.
La filosofia Ana:
In internet si trovano i cardini salienti della filosofia “Thin Commandments” i comandamenti per essere magra.
«Se non sei magra non sei attraente, essere magra è più importante di stare in salute, devi comprare vestiti, tagliarti i capelli, prendere lassativi e fare tutto quello che ti faccia sentire magra». Ana è considerata dalle giovanissime come una sorta di divinità da venerare, così come Mia lo è per le bulimiche.
E i siti pro-Ana spiegano anche tutti i motivi per aderire alla filosofia: «Diventerai una modella, sarai al centro dell’attenzione, tutto sarà bellissimo, non avrai problemi e non piangerai la notte». Le ragazze trovano la forza dei loro digiuni guardando foto di ragazze magre che sfilano in passerella, a volte al limite come qui o questo, e si sentono protagoniste di una grande comunità, che le aiuta a sorreggersi a vicenda. Hanno anche un segno distintivo, un braccialetto da comprare su internet (dai 3 ai 20 dollari): rosso per le anoressiche, color porpora per le bulimiche
Stop pro-ana:
Per combattere il fenomeno è nato
Anad , l’Associazione Nazionale per l’Anoressia Nervosa e i Disturbi Associati che ha lanciato un grido d’allarme. Proprio l’Anad ha scovato e recensito più di 400 siti sull’argomento e il portale Yahoo! che ospitava 115 dei 400 siti segnalati dall’Anad, ha chiuso molti dei siti presenti sulla sua rete.
Ma su internet ci sono siti in tutte le lingue come Stop Pro Ana
(www.stop-pro-ana.com/) che cercano di spiegare quali sono i reali pericoli e le soluzioni (www.anaymia.com/) o petizioni per eliminare dalla Rete siti del genere e altri aperti da ex anoressiche come quello di Anna Peterson (www.annapaterson.com/) per portare una testimonianza diretta.
Chi invece è dentro al problema e non sa come uscirne scrive anche vere e proprie dichiarazioni di guerra come questa di Iris: « Cara Mia . Ecco. Soddisfatta? Ci sei riuscita. Ora sono sola. Sola con te. […] Credi di aver vinto? No, mia cara. Ti sbagli. Ora sono nuda. Sola come un cane. Rotta e stanca . Ora non sono più niente. E sai qual è il punto? Che ora non ho niente da perdere. Ora che mi hai tolto tutto posso fare solo una cosa. Morire? Oh, no mia cara...troppo facile, scontato. L'unica cosa che posso fare ora è riprendermi tutto. Rivoglio tutto indietro. Rivoglio la mia vita. Il mio studio. Rivoglio i miei viaggi. I miei sogni. Le mie poesie. Rivoglio l'amore. E sta tranquilla mia cara, mi riprenderò tutto quello che mi hai tolto. Ora sono nel fondo. Posso solo risalire. L'hai voluto tu. Ora beccati me, solo me, tutta me, nient'altro che me. E contro di me non hai via di scampo. Io sono più forte. Morirai».
UNA SOLA COSA DA DIRE:NO COMMENT...
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KISS KISS
sabato 30 maggio 2009
PRO-ANA???????
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KISS KISS
venerdì 29 maggio 2009
MODELLE...MACCHè MODELLI-II PARTE...
Isabelle Caro
MILANO - Quell'immagine non passò inosservata: una ragazza senza vestiti, lo sguardo sofferente, il volto prosciugato, il corpo scheletrico. Era l'autunno del 2007 e quello era il manifesto di una campagna shock contro l'anoressia, che avrebbe provocato una scia di polemiche. Dietro l'obiettivo c'era Oliviero Toscani. La modella era l'attrice francese Isabelle Caro. Dopo quasi due anni Isabelle è tornata in Italia per presentare la sua autobiografia, La ragazza che non voleva crescere. La mia battaglia contro l'anoressia (Cairo editore). Un libro dove mette a nudo la sua storia, svela i retroscena della sua infanzia, dello scivolamento verso la malattia che la affligge da quando aveva 13 anni, dei sondini per l'alimentazione forzata e della lotta per guarire. Sono passati quasi due anni, si è mai pentita di aver posato per quegli scatti? "Sì e no. Quell'immagine mi ha creato difficoltà dal punto di vista professionale: gli attori devono avere una faccia neutra, dopo la campagna pubblicitaria registi e colleghi in me non vedevano altro che l'immagine della foto. Ho avuto problemi anche nella vita quotidiana: per gli altri esistevo solo in quanto anoressica, mentre io sono anche una persona, una donna". Ormai è una faccia nota. "Certo, ma la gente non sa che cos'è la discrezione. Nei negozi mi è capitato di incontrare signore che mi chiedevano gli esami medici. Li volevano per le loro figlie, perché li usassero nelle tesine di biologia o di scienze".
Però non rimpiange di essersi mostrata così. "No, questa vicenda ha un lato positivo: è servita per parlare di un argomento per certi versi tabù come l'anoressia. Ho voluto fare quella foto - e con uno come Toscani - perché sapevo che avrebbe fatto molto rumore". Ma secondo lei, con tutta la sequela di accuse e di critiche, il messaggio è passato lo stesso? "Sono convinta di sì. Siamo riusciti a far parlare del tema, anche se il cammino è ancora lungo. Nel mondo della moda, ad esempio, il problema non è risolto. Hanno votato delle leggi per vietare le modelle troppo magre, ma si continua a chiedere alle ragazze di perdere peso. Lo dico perché l'ho visto. Ero nella giuria di un concorso, alcuni stilisti che facevano parte della commissione dicevano alle ragazze, magari quindicenni, che avrebbero dovuto dimagrire. Quegli stilisti erano gli stessi che avevano votato a favore del divieto". Con l'autobiografia cerca di dare una sua versione, a polemiche finite? "Volevo esprimere qualcosa di diverso rispetto all'immagine data durante la campagna. In realtà il libro non è solo sull'anoressia. La prima parte è dedicata al "sequestro" da parte di mia madre. Ho vissuto l'infanzia prigioniera di una madre depressa, che non voleva che crescessi, che uscissi di casa, e mi vietava il contatto con gli altri bambini. È necessario squarciare il velo su questo tipo di esperienze. Non se ne parla abbastanza, molti non sanno che chi vive queste situazioni si sente in colpa e non racconta nulla per paura di essere preso per pazzo. Il libro è anche un grido: un appello a mio padre biologico (Isabelle è stata cresciuta da un padre putativo, ndr) e un modo per dire a mia madre che le voglio bene". Dopo che è diventata famosa, il movimento pro-ana, (gruppi che infestano il web per esaltare l'anoressia come stile di vita, ndr) si è scagliato contro di lei. "Un po' di tempo fa nel metrò di Parigi ho incontrato una seguace del movimento, che mi ha perfino dato uno schiaffo. Le loro critiche mi fanno piacere, il mio obiettivo era anche mandare all'aria la loro propaganda". Ha avuto reazioni positive dopo la campagna? "Sì, molte. Alcune ragazze hanno letto il mio libro e hanno capito che non potevano rovinarsi così. Altre che gestivano un sito pro-ana, dopo aver visto le foto, hanno deciso che non vale la pena entrare in una spirale infernale". Anche nel suo blog fa informazione di questo tipo? "Nel mio diario metto in guardia dal pericolo di questa malattia - perché deve essere chiaro che l'anoressia è una malattia e non un modello di vita - ne denuncio l'orrore". Nel libro fa capire che ci sono dei segnali che a volte i genitori, gli insegnanti e addirittura i medici non sanno o non vogliono cogliere. "Proprio così, c'è un rifiuto della società in generale". Eppure se ne parla molto negli ultimi anni. "Il problema è che ogni caso di anoressia ha una sua storia. Prendiamo me: sono stata ricoverata più volte in ospedale e in queste occasioni hanno cercato di tagliarmi fuori dal mondo, senza capire che così riproducevano quell'isolamento di cui ero stata vittima da bambina". Quindi secondo lei che cosa bisognerebbe fare? "Studiare ogni singolo caso, ascoltare, amare chi non è capace di amarsi da solo". Adesso che cosa sta facendo e, soprattutto, sta bene? "Sto meglio e ho voglia di andare avanti. Al momento ho molti progetti. A Parigi con la mia associazione, Horizons théâtre, allestisco spettacoli e organizzo corsi. Tra gli allievi c'è chi vuole solo imparare a recitare, ma anche chi ha avuto disturbi dell'alimentazione o non si sente a posto con il proprio corpo. Il teatro può aiutare molto, a me ha ridato l'amore per la vita. E poi ho un sogno nel cassetto". Quale? "Pierrette Dupoyet, una famosa adattatrice di testi, mi ha coinvolto in un progetto. È riuscita ad ottenere i diritti del film La strada di Federico Fellini per un adattamento teatrale, sta ancora cercando una persona che si occupi della regia, ma ha chiesto a me di interpretare il ruolo di Gelsomina, che fu di Giulietta Masina. Per me è un grande onore".
(13 maggio 2009)
QUESTA è UN INTERVISTA TRATTA DAL SITO DELLA REPUBBLICA...
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MODELLE....MACCHè MODELLI....
Bè il termine modelle ci porta a pensare che queste debbano essere prese come modelli da imitare....e infatti molto spesso queste diventano vere e proprie icone delle adolescenti che più che imitare il loro stile cercano di imitare la loro fisicità...ed è questo il problema....nel campo della modo sono molte anzi troppe le ragazze anoressiche...oliviero toscani,noto fotografo,ha sponsorizzato una campagna pubblicitaria contro l'anoressia.....(vedi foto in alto)....in questo campo si predica bene ma si rationa male e infatti fra poco vi proporrò un'intervista alla modella che ha posato per il servizio fotografico di oliviero toscani....
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giovedì 28 maggio 2009
ED ANCORA....
Ho avuto il mio primo contatto con l’anoressia sin dall’infanzia, perché un mio parente ne soffriva dall’adolescenza. Anche se da piccoli non ci si rende conto fino in fondo dei problemi dei grandi perché si vive principalmente in un mondo di fantasia, mi accorgevo dell’infelicità che pervadeva questa persona. Mi rendevo conto della sua fragilità.
Poi alle superiori il mio corpo ha iniziato a trasformarsi e anch’io come le ragazzine di quest’età ho inutilmente iniziato una dieta, un po’ perché non pensavo che il mio corpo fosse asciutto e adatto all’atletica agonistica, un po’ anche perché mi dicevano che ero ingrassata. “Hai il sedere da matrona romana!” mi veniva detto, ma devo dire che nonostante i miei tentativi non sono mai riuscita a seguire fino in fondo una dieta che, tra le altre cose, inventavo seguendo suggerimenti di inesperti.
Non ho mai sofferto di disturbi alimentari, ma come atleta forse c’è stato un breve periodo in cui sono stata attenta a cosa mangiavo perché altri mi dicevano che dovevo dimagrire. La mia testimonianza è il risultato di ciò che ho visto e vissuto in questi 9 anni di atletica leggera. Penso sia importante far capire perché ho ritenuto estremamente necessario dover fare qualcosa. Sono scomparse molte ragazze dalle piste perché colpite dall’anoressia: alcune sono state costrette ad abbandonare perché il loro corpo, privo di nutrimento, non poteva più sostenere gli allenamenti; altre sono morte, e la cosa più triste è che nessuno sa il motivo. Si organizzano gare in loro memoria, ma non si sa il perché della loro scomparsa.
Ho veramente capito cosa fosse l’anoressia quando la mia carissima amica ha iniziato a stare male. Vedendoci solo alle gare, mi sono accorta che qualcosa in lei non andava. Quando l’ho vista così dimagrita le ho chiesto cosa avesse, “Tensione per gli esami di maturità”, mi ha risposto. E, devo dire la verità, le ho creduto. Inizialmente non mi ha nemmeno sfiorato l’idea che una ragazza così allegra, piena di gioia e voglia di vivere, potesse soffrire di questo male. La situazione è peggiorata, ma alla fine tutto si è risolto. Ovviamente il percorso è stato lungo e difficile ma ha avuto il coraggio di accettare l’aiuto che le è stato offerto e ora è tornata più gioiosa di prima. Ne è prova la sua testimonianza e il suo entusiasmo quando lavoriamo insieme per l’associazione. È tornata anche a correre e sono certa che anche in ambito atletico potrà solo migliorare perché il suo potenziale è grande.
Questa esperienza mi ha fatto scontrare per la prima volta, in modo conscio, con la malattia. È stata la prima e purtroppo non l’ultima.
Il mio è un punto di vista esterno. Voglio cercare di far capire che se si ha anche il minimo sospetto che una persona soffra di disturbi alimentari non si può rimanere indifferenti. È importante intervenire tempestivamente perché prima si agisce maggiori sono le possibilità di guarigione.
Il mondo dell’atletica e più in generale quello dello sport, deve capire che l’anoressia e gli altri disturbi alimentari sono delle malattie e, come ogni altra malattia, devono essere curate. Però è anche necessaria una campagna di prevenzione. Non è difficile, basta semplicemente stare attenti alle parole, basta non “accusare” le ragazzine, atlete e non, di essere grasse o non suggerire diete inventate; avere dei fianchi,avere un corpo femminile, non vuol dire essere grasse.
Spero di aver fatto capire non solo che è una malattia grave ma che ognuno di noi, anche solo con piccoli gesti, può fare qualcosa!
un abbraccio
Non ho vissuto l’anoressia in prima persona, ma l’ho vista aggrapparsi ai corpi di amiche che pian piano perdevano pezzi e neanche se ne accorgevano…
si dice che chi ha problemi alimentari come questi si guardi allo specchio e veda una persona diversa da quella che è…forse non è così e il problema è proprio questo…forse l’immagine riflessa è solo quella materiale, il corpo ormai solo ossa…ma cosa interessa ad una anoressica del suo corpo? nulla in fondo…quello che la tocca è ciò che sta dentro, in fondo alla pancia…quello spazio/elemento innominato che scatena le emozioni…lì non c’è più niente quando qualcuno cade nel pozzo dell’anoressia, non si prova più nulla, e probabilmente proprio la ricerca di un’emozione porta a continuare a torturarsi e a dirsi “forse domani sarò felice…”; finché la ragione ha la meglio sull’istinto, finché il pensiero riesce a sovrastare l’irrazionale…allora ci si rende conto che l’unica risposta, l’unica emozione possibile è la V.I.T.A, quella cosa che qualcuno ti ha donato e che ti rendi conto di non voler perdere così, per una manciata di Kg in più o in meno.
Ci sono milioni di circostanze o motivazioni che portano ad ammalarsi e il primo passo verso la guarigione è la presa di coscienza del fatto che si è effettivamente malati…e si può uscire da quel pozzo, che senza fondo non è.
Mi sono chiesta tante volte come avrei potuto aiutare M., che lentamente si stava spegnendo sotto i miei occhi umidi, che trattenevano le lacrime per non mostrare la mia debolezza…la verità è che non ho scelto io di fare qualcosa…la vita mi ha portata sulla strada, la strada di Villa Garda (una clinica sul lago che cura disturbi alimentari), in quel mese di luglio torrido, quando con lei ho varcato la soglia di quella che sarebbe stata la sua casa per circa sei mesi…non ho capito prima di lei quanto fosse grave e non ho paura a dire che quando ho visto la sua reazione all’idea di curarsi lì l’avrei portata via sulle mie spalle; ma ho paura a dire che spesso anche nella mia mente si è insinuata la brutta idea di smettere di mangiare…per fortuna non ho corso questo rischio e sono contenta di aver aiutato qualcuno, probabilmente senza rendermene neanche conto. La sola mia presenza l’ha convinta a restare dov’era, ad affrontare il problema e a risolverlo con coraggio.
Non mi sono mai sentita così importante per una persona, se non in quella circostanza…
e tuttavia tocca anche a me ringraziare per aver vissuto tutto questo, perché non è facile capire quanto la scalata sia difficile finché non la si vede davanti a noi o con gli occhi di una persona a cui vogliamo bene.
“Siamo quello che mangiamo” diceva un filosofo, forse già prospettando l’idea che se non mangiamo, NON SIAMO.
TESTIMONIANZE-III PARTE
TESTIMONIANZA
Sono una ragazza con un disturbo alimentare da molti anni, da così tanti che ho l’impressione che sia nata con me. Ritornando in dietro con la mente non c’è un solo ricordo, una sola emozione che non sia legato al cibo. Ero poco più di una bambina quando sono iniziate le prime abbuffate,la ricerca affannosa di qualcosa da mangiare, le bugie dette agli altri ma soprattutto a me stessa. Tante volte guardandomi allo specchio mi sono detta, da domani basta.
Quante diete, iniziate e lasciate poco dopo, mi hanno fatto sentire ogni giorno sempre più inutile, depressa, sconfitta e mi hanno fatto odiare. Vedevo le altre ragazze, belle, sorridenti sempre a proprio agio in mezzo agli altri. Io sempre in disparte cercavo di essere invisibile, per non essere giudicata. Spesso i ragazzi sanno essere spietati e puntualmente mi venivano fatti apprezzamenti cattivi, e ridevano di me.
Purtroppo questo succedeva anche con quelle persone che più di chiunque altro mi dovevano amare per quella che ero e non per il mio aspetto fisico, i miei genitori. Ho sempre cercato l’aiuto, la loro comprensione, ma soprattutto un pò d’amore.
Sono sempre stata una bambina brava, mai nessun capriccio, poi un’adolescente silenziosa e responsabile, ubbidiente. Questo però non è bastato a farmi sentire amata come volevo io, dai miei genitori. Sono due persone eccezionali, e mi vogliono un bene immenso, ora grazie alla psicoterapia l’ho capito, ma non sono riuscite a starmi vicino nei dovuti modi, nel momento più importante della mia vita. Sono sempre stati molto occupati a lavorare per non farmi mancare niente, la sera erano troppo stanchi per ascoltarmi, o forse a loro non importava quello che succedeva nella mia vita e non si sono accorti che io volevo semplicemente essere amata e accetta da loro. Volevo che mia madre si fermasse un attimo a chiedermi perché passavo pomeriggi interi da sola a piangere, perché c’èra sempre quella tristezza nel mio sguardo. Volevo essere abbracciata e accettata da mio padre. Invece tra noi ci sono stati sempre e solo tanti silenzi e incomprensioni. Nella mia mente c’erano tante domande che aspettavano una risposta che mi aiutasse a capire, a crescere. I miei, però, per non porsi il problema hanno scelto la via più facile, forse quella più immediata, quella del silenzio. Sono così cresciuta con tanti dubbi, paure, mi sono data da sola le risposte che cercavo.
Volevo con tutta me stessa che almeno la mia famiglia mi considerasse una persona con un cuore e un’anima e non guardasse solo la quantità di cibo che mangiavo, o il mio peso. Avevo bisogno della mia famiglia per riempire quel vuoto e quella solitudine che sentivo ogni giorno più forte dentro di me, quella sensazione di essere sempre fuori posto, inutile.
Ma non c’èrano mai, così ho trovato nel cibo un amico, sempre disponibile, sempre presente, un amico che non mi tradiva e che mi regalava un minuto di felicità. Troppo tardi mi sono accorta che il cibo mi aveva ingannato, che era diventato per me un’ossessione una trappola, ma soprattutto che non mi riempiva il vuoto d’amore ma solo lo stomaco. E puntualmente, dopo ogni abbuffata, mi sentivo un fallimento, aumentando ancora di più l’odio che provavo verso me stessa e vomitavo tutto quell’odio, il rancore e la sconfitta che bruciava dentro di me.
Ora che ho intrapreso la via della guarigione, ho compreso che il cibo non può risolvere un problema che non è fisico ma è dell’anima, ho accettato molti eventi negativi, che sono capitati, ho accettato soprattutto che per colpa della mia malattia io mi sia procurata ferite indelebili. Anche se quando ci penso ancora fa male, tanto, credo che con il tempo il dolore lasci il posto alla comprensione e al perdono.
La cosa più difficile ora è trovare il modo di amarmi, se esistesse una pillola che faccia aumentare l’autostima e l’amore per me stessa la prenderei subito, ma non è così facile purtroppo, io ancora non riesco ad amarmi forse perché quella solitudine, quel vuoto è ancora forte dentro di me o forse perché come quando ero bambina aspetto ancora e spero che i miei genitori riescano ad amarmi e ad accettarmi per quella che sono, con i miei pregi e i miei difetti, ma soprattutto anche con qualche chilo di troppo.
Io ci sto provando con tutte le forze. Se loro non ci riescono voglio farcela io, voglio amarmi perché credo di meritarlo come tutti, perché ho sofferto abbastanza e anche se la strada è ancora lunga, se non riesco a mangiare proprio correttamente e il cibo mi fa ancora paura, se ci credo fino in fondo e mi pongo l’obbiettivo di farcela per la prima volta sarò io a vincere sul cibo e non ne sarò più prigioniera.
